13 February, 2017

Intervista al Col. Giuseppe Morabito - Docente del corso “Forze Armate e sicurezza regionale in Medio Oriente”

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Intervista al Colonnello Giuseppe Morabito

Docente del corso “Forze Armate e sicurezza regionale in Medio Oriente”

Il Dott. Colonnello Giuseppe Morabito, già Direttore della Middle East Faculty presso il NATO Defence College Foundation, sarà docente del corso “Forze Armate e sicurezza regionale in Medio Oriente”.

Lo Euro-Gulf Information Center organizza, in partnership con l’Università Niccolò Cusano, un Master Universitario di I Livello in “Analista del Medio Oriente: Politica, Economia, Strategia”.

Abbiamo approfittato della sua disponibilità per fargli le domande più salienti in riferimento alle questioni più strategiche al suo corso.

Qual è secondo lei oggi il leader regionale in Medio Oriente per capacità strategiche? Corrisponde al paese meglio armato?

La “lotta per divenire” leader regionale è aperta. Non credo che la Turchia possa vantare capacità strategiche e credibilità sufficiente a divenire leader areale. Se si allarga l’orizzonte all’area del Golfo entrano in gioco Arabia Saudita e Iran.

Il paese che ha la migliore capacità di sfruttare gli armamenti a disposizione è Israele. Non conta il numero di armamenti ma la capacità di impegnarli.

Quale identificherebbe come il paese dove, attualmente, il rapporto tra classe politica e militare è maggiormente conflittuale?

Risposta semplice: Turchia. Il Presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha sfruttato l’occasione fornita dal golpe, nel quale la sua stessa complicità rimane un legittimo dubbio, al fine di ridurre il potere dell’unico garante della Turchia “Kemaliana” nel suo “sultanato”.

Quanto conta l’hard power, rispetto al soft power, come strumento della proiezione di potenza nel contesto della geopolitica mediorientale?

In Medio Oriente per ragioni storiche non si riconosce “potere” alla diplomazia ed alla politica.  Certamente negli ultimi anni le cose, sotto l’influenza occidentale, sono cambiate.

Ci sono correnti di pensiero che ritengono il Soft Power possa avere un suo “perché” in Medio Oriente ma purtroppo ci sono poi casi come la Libia che dimostrano che la politica di convincimento non ottiene che “dichiarazioni di facciata” e pochi fatti.

Ritiene che le forze armate dei paesi in stato di pace ma più a rischio terrorismo nel 2017,  soprattutto Turchia, Giordania, Arabia Saudita, siano adeguatamente pronte a fronteggiare la minaccia?

La Giordania e L’Arabia Saudita dispongono di forze armate e di polizia idonee a fronteggiare il rischio terrorismo atteso che le stesse forze di sicurezza hanno “regole di ingaggio” che consentono metodi perentori per “contrastare e annullare la minaccia”.

La Turchia ha un esercito acefalo o in parte acefalo in seguito all’epurazione di ufficiali di alto rango non vicini al partito di governo. Tale esercito ha e avrà difficoltà operative a causa di una mancanza di esperienza a livello di comando. Inoltre è impegnato in alcune operazioni ai confini con la Siria per rimotivare il personale e seguire strategie interne, che a mio parere avranno effetto deleterio a lungo andare.

Nel ringraziare il Colonnello Morabito, ricordiamo che queste tematiche saranno al centro del suo modulo su “Forze Armate e sicurezza regionale in Medio Oriente” nel Master Universitario di I Livello in “Analista del Medio Oriente: Politica, Economia, Strategia”.