16 January, 2017

Intervista al Dott. Matteo Bressan - Docente del corso “La mezzaluna sciita”

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Intervista al dott. Matteo Bressan 

Docente del corso “La mezzaluna sciita: dall'ascesa iraniana alla crisi in Siria, Iraq e Yemen”

Il Dott. Matteo Bressan, componente del comitato scientifico della NATO Defence College Foundation, sarà docente del corso “La mezzaluna sciita: dall'ascesa iraniana alla crisi in Siria, Iraq e Yemen”. 

Lo Euro-Gulf Information Center organizza, in partnership con l’Università Niccolò Cusano, un Master Universitario di I Livello in “Analista del Medio Oriente: Politica, Economia, Strategia”.

Abbiamo approfittato della sua disponibilità per fargli le domande più salienti in riferimento alle questioni più controverse o poco note relative al suo corso.

Dott. Bressan, seppur dietro le quinte le milizie di Hezbollah sono state protagoniste del campo di battaglia in Siria. Quale ritiene che possa essere il ruolo di Hezbollah nella Siria post-conflitto?

Ci sono molte variabili sul futuro degli Hezbollah, legate in primo luogo a quello che sarà l’assetto futuro della Siria. Il movimento sciita libanese è stato decisivo, così come gli iraniani ed i russi, nel salvaguardare, almeno fino ad oggi, il regime di Assad. Nel momento in cui il conflitto dovesse concludersi si potrebbero delineare due possibili scenari: il ritiro delle milizie sciite dalla Siria e la successiva ricostruzione dell’esercito siriano oppure si potrebbe assistere ad una presenza dei miliziani libanesi in Siria a sostegno di quello che rimane dell’esercito siriano (SAA). Il movimento sciita libanese, ad oggi, è uno dei cosiddetti non state actors operanti nel campo di battaglia siriano ad avere subito numerose perdite tra i suoi combattenti. È difficile pertanto ipotizzare che, nel breve e medio periodo, possano abbandonare la Siria e non è da escludere che alcuni suoi combattenti possano essere inquadrati nell’esercito siriano che si dovrà andare a ricostituire e sulla cui formazione e training la stessa Russia potrebbe svolgere un ruolo di primo piano.

Un altro paese le cui forze armate sono sulla via della disgregazione è l’Iraq. Come vede l’attuale assetto politico a Baghdad? Il paese è ancora saldamente sotto l’orbita iraniana?

L’Iraq si trova a vivere oggi una fase molto delicata sia a causa del prematuro ritiro statunitense sia per lo scontro ancora in atto per liberare Mosul dall’ISIS. È fuori dubbio che l’Iran stia esercitando un ruolo importante in questo paese ma è altrettanto vero che la vittoria politica contro il Daesh e la relativa stabilizzazione del paese si dovrà fondare su nuovi meccanismi di rappresentanza capaci di ricostruire quella minima fiducia necessaria tra tutte le componenti della società irachena affinché tutti si sentano cittadini e non debbano temere di essere bersaglio di rappresaglie. Ecco il motivo per il quale diverse tribù sunnite dell’Anbar auspicano che non vi siano ingerenze di attori esterni nella liberazione di Mosul perché temono il rischio di una possibile resa dei conti. 

Secondo lei quanto c’è di vero nel cosiddetto rapporto tra Iran e gli Houthi in Yemen? 

Come nel caso siriano, anche nello Yemen abbiamo assistito ad un conflitto interno, che progressivamente si è trasformato in campo di battaglia di molteplici attori e milizie fino a coinvolgere Iran ed Arabia Saudita. Tuttavia, a differenza della Siria e dell’Iraq, il conflitto yemenita nasce per ragioni interne e fratture tribali sulle quali si è andata ad innestare la contrapposizione tra le potenze regionali. Sebbene l’Onu abbia rimarcato il sostegno iraniano ai ribelli Houthi e i paesi delle monarchie del Golfo abbiano motivato il loro intervento militare per scongiurare la possibilità che gli Houthi riproponessero quanto accaduto nel Sud del Libano con gli Hezbollah, non dobbiamo sovrastimare il ruolo di Teheran. Questo non significa che non vi siano legami ed anzi gli Houthi sono funzionali all’Iran per tenere sotto pressione i sauditi, ma sarebbe un errore equiparare il determinante ruolo iraniano in Siria con quello che sta avvenendo nello Yemen.

Pensa che la vittoria di Assad in Siria sarà percepita come una vittoria sciita? 

In linea di massima è corretto dire che potrebbe essere percepita come una vittoria delle milizie sciite ma non dobbiamo dimenticare la presenza della Russia in questa coalizione. Un attore che, almeno sotto il profilo diplomatico, è consapevole che senza un coinvolgimento di altri importanti paesi come Turchia, Arabia Saudita, Egitto e Qatar sarà difficile garantire stabilità alla Siria. Non dimentichiamoci mai che la percezione “confessionale” di una parte delle milizie operanti in Siria che si afferma contro un’altra potrà rappresentare un ulteriore motivo di rancore per coloro che si sentiranno sconfitti e questo è il messaggio e la narrativa sulla quale il Daesh ha fondato il proprio consenso. 

Nel ringraziare il Dott. Bressan, ricordiamo che queste tematiche saranno al centro del suo modulo su “La mezzaluna sciita” nel Master Universitario di I Livello in “Analista del Medio Oriente: Politica, Economia, Strategia”.Nel ringraziare il Dott. Bressan, ricordiamo che queste tematiche saranno al centro del suo modulo su “La mezzaluna sciita” nel Master Universitario di I Livello in “Analista del Medio Oriente: Politica, Economia, Strategia”.