16 January, 2017

Intervista alla Dott.ssa Laura Silvia Battaglia - Docente del corso “Culture e società islamiche”

PDF VERSIONDownload

Intervista alla Dott.ssa Laura Silvia Battaglia

Docente del corso “Culture e società islamiche”

_________________________________________

Lo Euro-Gulf Information Center organizza, in partnership con l’Università Niccolò Cusano, un Master Universitario di I Livello in “Analista del Medio Oriente: Politica, Economia, Strategia”.

La Dott.ssa Laura Silvia Battaglia, giornalista freelance con esperienza decennale di reportage dal mondo arabo-islamico, sarà docente del corso “Culture e società islamiche”. Abbiamo approfittato della sua disponibilità per farle le domande più salienti su falsi stereotipi e controverse verità in riferimento al suo corso.

Qual è lo stereotipo più comune, ma di scarsa veridicità, sulla condizione delle donne come predicato nei testi della religione islamica? Quale invece il limite più grande?

La giustificazione della violenza sulle donne e l’inferiorità della donna all’uomo nel contesto matrimoniale, un tema che viene sempre utilizzato contro la religione islamica ma che, a guardar bene i testi, smentisce lo stereotipo. I testi parlano chiaro: l’uomo nel matrimonio si fa pienamente garante dell’amore nei confronti della propria donna e se il suo comportamento è contrario a quanto prescritto dal Corano, in termini di responsabilità, onestà, cura e rispetto dell’anima e del corpo della sposa prima e della famiglia poi, la sua punizione nell’aldilà è grande e qui sulla terra rende possibile un divorzio pieno con ogni diritto della donna sul matrimonio precedentemente contratto. Il Corano è pieno di indicazioni, nel ménage della vita matrimoniale e sessuale, tutte a favore del benessere fisico e morale della donna, che puntano ad annullare gli egoismi dell’uomo e, allo stesso tempo, ad esaltare le gioie della carne. Ma questo tema è totalmente sconosciuto ai più e costantemente travisato nel dibattito su costume e società, proprio per la mancanza di conoscenza dei testi, oltre che della buona partica e dei buoni esempi. Purtroppo alcuni tristi episodi di cronaca contribuiscono a perpetuare questo misunderstanding: ma ad una religione non possono essere attribuite colpe ascrivibili solo ai cattivi fedeli che non ne seguono correttamente le raccomandazioni e le prescrizioni.

Il limite più grande è certamente la difficoltà di riconoscere alla donna una via diversa rispetto a quella tradizionale di moglie e madre, a cui quella lavorativa nello spazio pubblico solo si aggiunge e non si sostituisce, complice la società patriarcale. Fuori da questo ruolo, la donna è considerata debole, non totalmente capace di indipendenza, e comunque resta inconcepibile pensare che una donna voglia rinunciare al suo destino naturale di madre, soprattutto: se lo fa, la riprovazione sociale è sempre sul crinale e può essere fonte di ogni disgrazia. A ciò si aggiunga e da ciò discende l’interpretazione estrema del suo status giuridico, in particolare in un paio di Paesi pilota su questo, come l’Iran e l’Arabia Saudita. Se la donna non può possedere delle proprietà, un conto in banca, firmare un assegno, testimoniare in un tribunale con la stessa validità di un uomo, questa situazione equivale, di fatto, a fornirle uno statuto di cittadino di serie B, rendendola pienamente sottomessa. 

Esiste o può esistere un “Islam europeo”?

Non credo si potrà parlare di un islam europeo ma di un islam italiano, francese, tedesco, questo sì, nella misura in cui cittadini di fede musulmana di questi Paesi (siano essi convertiti all’Islam, sia migranti divenuti cittadini europei) potranno sia riconoscere parte della loro crescita sociale, linguistica, culturale e personale come derivata dal loro essere cresciuti o essersi sviluppati in Europa. A questo si aggiunga che diventa necessario, da parte del Paese europeo a cui ci si riferisce, anche il riconoscimento della comunità musulmana locale. Uno dei punti fondamentali per la crescita e lo sviluppo di un Islam europeo, inoltre, è la necessità di formare per ogni Paese una scuola nazionale di imam, in cui la trasmissione dell’ortodossia islamica, sempre tenendo conto delle cinque scuole giuridiche in cui essa si articola, si avvalga di studiosi e sapienti anche e soprattutto europei. Persone che uniscano in sé un background culturale europeo ad uno islamico, e non necessariamente arabo. In questo modo sarebbe anche possibile arginare le influenze che alcuni Paesi islamici hanno nei confronti delle comunità islamiche europee, sia in termini di finanziamenti ai luoghi di culto che, conseguentemente, di imposizione di una interpretazione dei testi che segue una determinata corrente su un’altra o è asservita agli interessi di un determinato Paese su altri.  

Quanto variano usi e costumi tra le varie regioni del mondo a prevalenza islamica? 

Moltissimo. Dal Senegal alla Malesia, passando dal Marocco all’Arabia Saudita, dall’Iran al Caucaso, le differenze sono enormi. L’Islam ha sempre avuto la grande capacità storica di permettere un’adattabilità dei popoli, dei loro usi e costumi al suo messaggio, sviluppando così una ricchezza molto grande in diversi settori: dall’abbigliamento al contesto abitativo; dalla società alla politica. Con alcuni punti fermi comuni a tutti che, di base, rispondono ai cinque pilastri dell’Islam (a cui si possono aggiungere alcune regole alimentari, comportamentali e giuridiche) e che non possono essere modificati. 

Quali sono, a suo avviso, le due scene artistico-letterarie più dinamiche tra i paesi di religione islamica oggi?

Ce ne sono parecchie. A quelle tradizionali, come il Libano e i Paesi del Maghreb (Tunisia e Marocco), e per altri versi l’Iran, vanno aggiunte realtà meno conosciute e documentate. La Malesia e l’Afghanistan sono attualmente interessantissimi. Soprattutto per la crescita esponenziale di gruppi musicali islamici nell’una (addirittura band metal come il gruppo al Farabi) e aggregazioni sportive nell’altra (soprattutto femminili). 

Grazie alla Dott.ssa Laura Silvia Battaglia per questa piccola finestra su un universo spesso sconosciuto, che esplorerà durante il suo corso “Culture e società islamiche” durante il nostro Master Universitario di I Livello in “Analista del Medio Oriente: Politica, Economia, Strategia