16 January, 2017

Intervista alla Prof.ssa Michela Mercuri Docente del modulo su “Istituzioni e ideologie politiche nel mondo islamico”

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Intervista alla Prof.ssa Michela Mercuri

Docente del modulo su “Istituzioni e ideologie politiche nel mondo islamico”

Lo Euro-Gulf Information Center organizza, in partnership con l’Università Niccolò Cusano, un Master Universitario di I Livello in “Analista del Medio Oriente: Politica, Economia, Strategia”.

La Prof.ssa Michela Mercuri, titolare della cattedra di di Storia contemporanea dei Paesi mediterranei presso l’Università di Macerata, insegnerà il modulo su “Istituzioni e ideologie politiche nel mondo islamico”. Abbiamo approfittato della sua disponibilità per farle le domande più salienti in riferimento alle grandissime evoluzioni ideologiche che sono avvenute negli ultimi anni nella regione. 

Prof.ssa Mercuri, cosa pensa del futuro dell’Islamismo politico nella regione mediorientale? L’interprete principale dell’ideologia sono ancora i Fratelli Musulmani? Che futuro vede per loro?

I Fratelli Musulmani, o movimenti a questi riconducibili, sono stati i principali protagonisti del post rivolte arabe in molti paesi del quadrante mediterraneo. Tuttavia, non si sono mostrati capaci di saper trasformare il proprio carattere, fino ad allora “contro-egemonico e contestatore”, in egemonico e dirigente. Da qui il parziale fallimento della loro proposta e la riemersione delle correnti più radicali. Solo se si mostreranno in grado di rispondere alle nuove istanze sociali – in ambito confessionale, sociale ed economico - potranno essere davvero incisivi nella sfera politica.

Parlando di casi in cui la Fratellanza è dirigente, secondo lei il grande consenso del Presidente Recep Tayyip Erdoğan in Turchia, può significare il tramonto definitivo del Kemalismo?

E’ una ipotesi più plausibile. Alcuni esempi. Dopo la vittoria dell’Akp, la religione è diventata via via lo strumento politico più efficace per compattare l’elettorato intorno al partito e per rilanciare il modello politico, economico e culturale turco in tutto il Medio Oriente. Più di recente, poi, le purghe nei confronti delle forze armate e l’avvicinamento alla Russia hanno segnato una rottura ulteriore con la storia della Turchia Kemalista e filo occidentale.

Spostiamoci su un altro leader regionale: secondo lei il Generale Abdel Fattah al Sisi rappresenta una continuità con il panarabismo di Gamal Abdel Nasser?

La defenestrazione di Morsi da parte dei generali è stata caratterizzata dalla retorica propagandistica del vecchio culto del leader, salutando l’avvento al Sisi come quello di un nuovo Nasser. Il presidente egiziano, come il leader del panarabismo post coloniale, è un feroce avversario degli islamisti. Utilizza una retorica laicista di stampo nasseriano. Come lui ha tentato di sottrarre l’Egitto dall’influenza americana, optando per una maggiore convergenza con la Russia.  Ma per ora le similitudini finiscono qui. Il socialismo arabo di Nasser bilanciava l’esclusione politica delle masse con una seppur parziale inclusione sociale che assicurò, per un certo periodo, consenso popolare al regime. Con al Sisi, invece, stiamo assistendo a una “doppia esclusione”, alla repressione verso qualunque forma di dissenso politico si assomma un sistema di welfare fallimentare. 

Infine una domanda sull’altra grande corrente ideologica del mondo islamico: il khomeinismo. Lei pensa che l’accordo sul nucleare firmato da i P5+1 con l’Iran sia una minaccia per il Khomeinismo?

L'accordo è stato osteggiato dall’ala dura, dai cosiddetti “falchi”, ma è stato firmato perché era prioritario per l’Iran liberarsi delle sanzioni finanziarie e da quelle sul petrolio, volute dagli americani e poi appoggiate dagli europei.  Khomeini è morto nel 1989 e il dibattito sull’apertura dell’Iran a occidente è iniziato vent’anni fa. Con la morte di Rafsanjani esce di scena il maggiore sostenitore del miglioramento dei rapporti con gli Usa e lo sponsor più importante del presidente Rohani. Solo nei prossimi mesi, con le elezioni presidenziali, avremo delle maggiori certezze. Se vinceranno i falchi potrebbe esserci una involuzione. Altra incognita è la posizione che deciderà di assumere Trump che ha fin qui dimostrato di non gradire affatto l’accordo. 

Tutte tematiche molto dense e che aprono molte altre questioni, in un contesto in cui, a livello globale, le ideologie tornano con prepotenza sulla scena! 

La Prof.ssa Mercuri affronterà queste questioni nel suo corso “Istituzioni e ideologie politiche nel mondo islamico” nel Master Universitario di I Livello in “Analista del Medio Oriente: Politica, Economia, Strategia”.