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Italy in the Gulf in 2023

By Piercamillo Falasca

In today's geopolitical panorama, the refocusing nature of Italy's engagement in the Gulf region testifies its approach in forging and keeping strong alliances. This article reviews the path of Italy's transformation from an uncompetitive partner to a potential structural ally, specifically exploring its dynamic interactions with the Gulf's pivotal nations: the United Arab Emirates, Qatar and Saudi Arabia.

Italian foreign policy, reshaped by the current Italian Prime Minister, Giorgia Meloni, is based on a blurred mix of Euro-Atlantic alignment while prioritising independent initiatives, particularly in the Mediterranean and Gulf spheres.
This Italian global engagement framework includes economic, security and diplomatic dimensions, as in the case of the reconciliation efforts with the United Arab Emirates after historic tensions, where Italy hopes to finally foster other cooperative ties. 
In addition, the promotion of energy collaboration with Qatar and Italy's new strategic alignment with Saudi Arabia's diversification program, exemplifies Italy's tactical foreign policy maneuvers.
Among these advancements, Italy's aspiring path toward a more substantial partnership in the Gulf emerges, underscoring its ambition to overcome historical impediments. 
This article also seeks to highlight the complexities and potential of Italy's strategic repositioning within the Gulf, positioning it as a central player in the region's evolving geopolitical dynamics.

L’Italia nel Golfo nel 2023: da partner incompiuto a potenziale alleato strutturale 

 

Quattordici mesi fa, nell'ottobre 2022, Giorgia Meloni giurava come primo ministro italiano. La sua campagna elettorale aveva avuto la difesa e la promozione degli interessi nazionali italiani come punto cardine, con una retorica anti-establishment che sembrava voler condurre l’Italia in una posizione di critica nei confronti delle istituzioni europee di Bruxelles e dei partner francesi e tedeschi.

In realtà, complice la difficile situazione economica di tutta Europa e la dipendenza finanziaria italiana nei confronti della BCE e del Piano straordinario di investimenti Next Generation EU, nei fatti Meloni ha scelto un approccio più pragmatico e moderato, di sostanziale lealtà nei confronti dei partner europei sui dossier più importanti di politica internazionale, a cominciare dalla guerra in Ucraina e più di recente rispetto al conflitto tra Israele e Hamas.

Allo stesso modo, già da leader dell’opposizione, Meloni aveva reso evidente che il suo futuro governo sarebbe stato allineato alla politica internazionale americana e NATO, nonostante le tentazioni filorusse del suo alleato di centrodestra Matteo Salvini, leader del partito Lega. La lealtà euro-atlantica non ha comunque impedito a Meloni di cercare di diversificare la politica estera italiana da quella di altri Paesi europei rispetto a due dossier cruciali: il Mediterraneo e il Golfo Arabo.

 

Per Roma, le due aree sono inevitabilmente parte di un’unica grande sfera d’interesse, quel Mediterraneo Allargato verso il quale l’Italia gioca oggi essenzialmente tre partite: il consolidamento dei rapporti con i principali fornitori di oil&gas, grazie ai quali l’Italia ha ridotto e ormai quasi azzerato i suoi acquisti in Russia, secondo la strategia della diversificazione intrapresa dal predecessore di Meloni, l’ex primo ministro Mario Draghi; la cooperazione di sicurezza per la stabilizzazione del Maghreb e del Sahel, per controllare e limitare i flussi migratori dall’Africa; il rafforzamento dell’interscambio commerciale e degli investimenti nella regione del Golfo.

Nessuna di queste partite, secondo l’attuale governo italiano, può essere giocata senza una concreta collaborazione dei governi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), la cui solidità politica ed economica e il cui soft power sono fattori determinante per sperare in una concreta stabilizzazione del Nord Africa e del Medio Oriente.

Da molti punti di vista, l’Italia è un grande alleato incompiuto per il Golfo. Grazie al suo approccio economico non predatorio, Roma gode di una buona reputazione tra i paesi del GCC. Tuttavia, ha spesso faticato ad aumentare la sua influenza nella regione, a causa della volatile scena politica interna, dei governi di breve durata e dei bruschi cambiamenti di leadership, che hanno spesso causato un distacco tra l'agenda politica e le priorità strategiche dei gruppi imprenditoriali italiani che operano nella regione, deteriorando l'affidabilità del Paese agli occhi dei partner del Golfo.

Può essere stato il 2023 un anno di svolta? Ci sono molti elementi per essere ottimisti, li affrontiamo focalizzandoci su alcune delle principali tappe dei rapporti tra l’Italia e i tre principali paesi del GCC: gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar e l’Arabia Saudita.

 

Italia ed Emirati Arabi Uniti

 

Se ci riferiamo, ad esempio, alle relazioni tra l'Italia e gli Emirati Arabi Uniti, la fragilità dei legami è stata aggravata dai modesti risultati di alcuni investimenti strategici emiratini in Italia, come la partnership tra Etihad e Alitalia e l'acquisizione di Piaggio Aerospace da parte di Mubadala. Il rapporto ha toccato il minimo storico nel 2021, quando il governo italiano ha vietato la vendita di munizioni e missili agli Emirati Arabi Uniti. L'embargo sulle armi ha scatenato una dura reazione da parte di Abu Dhabi, che ha risposto espellendo gli asset e il personale aerei italiani dalla base aerea di Al Minhad e negando l'accesso allo spazio aereo emiratino a un aereo da trasporto militare italiano diretto in Afghanistan. Dopo anni di relazioni tese, nel 2023 il governo Meloni ha iniziato a compiere sforzi significativi per alleviare le tensioni. Il 7 febbraio 2023, il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto si è recato ad Abu Dhabi, dove ha incontrato il suo omologo emiratino Mohammed Ahmed Al Bowardi per esplorare nuove vie di cooperazione nei settori della difesa e della sicurezza. Il ministro della Difesa Crosetto ha anche avuto colloqui con il Segretario Generale del Consiglio Tawazun, Tareq Abdul Raheem Al Hosani, per discutere delle opportunità di business tra l'agenzia di approvvigionamento delle Forze Armate degli Emirati e le aziende di difesa italiane. All'inizio di marzo, Giorgia Meloni, accompagnata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha completato una missione ufficiale di due giorni negli Emirati Arabi Uniti e ha firmato una Dichiarazione d'Intenti per promuovere le relazioni bilaterali al livello di partenariato strategico. Dopo oltre tre mesi, Tajani ha visitato nuovamente gli Emirati, per incontrare il suo omologo Abdullah bin Zayed e confermare l'impegno a rafforzare la cooperazione bilaterale in settori di interesse comune e nel dialogo politico.

Dalla sua nomina, il governo italiano ha progressivamente accorciato le distanze con Abu Dhabi, come dimostra la risoluzione di "questioni aperte", in primis la revoca dell'embargo sulle vendite di armi agli EAU nell'aprile 2023. Il partenariato italo-emiratino include anche aspetti economici e commerciali particolarmente promettenti, tra cui la sostenibilità ambientale, l'economia verde e la transizione digitale nel contesto della COP 28; il rafforzamento della cooperazione sia nei settori strategici che innovativi, come l'e-commerce e la fintech; nuove opportunità commerciali e l'incremento degli scambi bilaterali. Ad oggi, oltre 600 aziende italiane sono attive negli Emirati Arabi Uniti, e il valore degli scambi ha raggiunto gli 8 miliardi di euro nel 2022. Inoltre, nello stesso anno, le esportazioni italiane negli UAE sono aumentate del 28%, con gioielli, macchinari, apparecchiature elettriche, prodotti alimentari, automobili e design d'interni come settori trainanti. A questo proposito, diverse iniziative hanno contribuito a incrementare ulteriormente il potenziale di collaborazione e investimenti, tra cui la prima edizione di "Investopia Europe", tenutasi a Milano, nel maggio 2023.

 

Italia e Qatar

All'interno del CCG, il Qatar è un altro paese con cui l'Italia ha cercato di costruire una forte partnership. La cooperazione nei settori dell'energia e della difesa è storicamente il principale motore dell'interesse di Roma verso Doha. Le esperienze positive e redditizie delle opportunità di business congiunte sono state determinanti nel creare un clima di fiducia reciproca. In seguito all'invasione russa dell'Ucraina, la cooperazione energetica tra Italia e Qatar ha raggiunto nuovi apici. I dirigenti di Eni e QatarEnergy hanno concluso un accordo di partnership a metà giugno 2022 che ha istituito una nuova società mista per avviare l'estrazione di gas nel progetto di espansione del North Field East, il più grande campo di gas naturale al mondo. Il partenariato energetico Roma-Doha non è peraltro limitato alla regione del Golfo. Infatti, Eni e QatarEnergy, insieme al gigante francese del petrolio TotalEnergies, hanno stipulato un nuovo accordo per trasferire una quota del 30% in due blocchi di esplorazione offshore al Libano al gigante energetico qatariota a partire da gennaio 2023. Con l'ultimo accordo che rafforza ulteriormente la sinergia in rapida crescita tra Roma e Doha, ci si aspetta che il Qatar giochi un ruolo centrale nelle strategie di diversificazione e decarbonizzazione energetica dell'Italia. Come evidenziato dal varo di un'unità anfibia qatariota (Al Fulk) presso il cantiere navale di Fincantieri a Palermo a fine gennaio 2023, la cooperazione bilaterale nella difesa è su basi solide. Varata alla presenza del ministro della Difesa del Qatar Khalid bin Mohamed Al Attiyah e del suo omologo italiano Crosetto, la nuova nave è un Landing Platform Dock lunga 143 metri e dotata di tecnologie all'avanguardia e sistemi di combattimento navale. La nave da guerra "Al Fulk" è la sesta di una serie di sette unità di superficie che Fincantieri ha consegnato al Ministero della Difesa del Qatar nell'ambito di un accordo del valore di quasi 4 miliardi di euro firmato nel 2016. A seguito del dialogo strategico tra Italia e Qatar inaugurato lo scorso anno, l'Emiro del Qatar Tamim Al Hamad Al Thani ha effettuato una visita di Stato a Roma nel febbraio 2023 per un secondo round di colloqui, che hanno coinvolto il Presidente italiano Sergio Mattarella, il ministro degli Esteri Tajani e il ministro della Difesa Crosetto. A settembre, degni di nota sono stati il passaggio da Doha di Meloni e del Ministro dell'Economia Giorgetti al ritorno dal Summit del G-20, per incontrare l'Emiro Al Thani e il Ministro delle Finanze Al Kuwari. Le discussioni si sono concentrate sugli investimenti e sulla cooperazione nella difesa, oltre che sulla migrazione e sull'energia.

 

Arabia Saudita

Nel 2023, il governo italiano ha prestato una notevole attenzione anche alle relazioni con l'Arabia Saudita, il principale Paese della regione del Golfo. A maggio, Roma ha revocato il divieto di vendita di armi a Riyadh. A ottobre, il Ministro degli Esteri italiano ha visitato il paese, seguendo il Forum Italo-Saudita tenutosi a settembre a Milano, dove i due governi hanno concluso un accordo su investimenti diretti e si sono impegnati a "sostenere il dialogo tra istituzioni e imprese interessate a promuovere gli investimenti tra i due paesi".

L'Italia è già coinvolta nel programma ambizioso dell'Arabia Saudita per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Le aziende italiane operano nei settori dell'energia, dell'industria e delle infrastrutture, con il gigante italiano WeBuild che contribuisce alla costruzione della metropolitana di Riyadh. Roma intende inoltre sviluppare nuovi partenariati in settori innovativi come l'energia rinnovabile, il turismo e l'intrattenimento.

La strategia italiana e saudita nei settori minerari e nella filiera delle materie prime critiche è stata al centro del colloquio tra il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, e il presidente della Commissione Reale per Jubail e Yanbou, Khalid Al Saalem, tenutosi a Riad alla fine di novembre. Durante la riunione (che ha peraltro preceduto la scelta che vedeva contrapposte Riyadh e Roma per ospitare l’Expo 2030, poi aggiudicato alla capitale saudita) sono stati affrontati anche argomenti come gli investimenti reciproci nei settori industriali di interesse, tra cui l'automotive, l'oil & gas, la difesa, la nautica, l'agroalimentare e i progetti ad alto tasso di innovazione tecnologica, come le tecnologie green, l'idrogeno e lo spazio. Al meeting hanno partecipato anche rappresentanti di alcune aziende italiane presenti in Arabia Saudita, tra cui Pirelli, che ha recentemente siglato un accordo per uno sviluppo produttivo nel paese, EuroPort, Maire Tecnimont, Prysmian, Roboze, Deloitte, Poseidon LNG Hub e Gruppo San Donato. Durante il colloquio, Urso ha presentato le caratteristiche principali del nuovo Fondo Sovrano per il Made in Italy, attualmente in fase di costruzione e verso il quale il governo italiano spera di convogliare l’interesse di investitori globali, sia privati che sovrani, a partire propri da quelli sauditi.

 

 

(24/12/2023)

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