I vertici di Mecca e la minaccia Iraniana alla sicurezza in Medio Oriente

Una serie di eventi ha spinto l’Arabia Saudita ad invitare leader da tutto il mondo arabo a partecipare a due summit di emergenza nella città santa di La Mecca – uno riservato ai leader della Lega Araba e uno per i membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG).

Nei più recenti sviluppi, l’Iran ha preso di mira le infrastrutture petrolifere di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti (EAU).  Ciò non fa che aggiungersi all’ostilità che i paesi arabi del Golfo mantengono nei confronti delle aspirazioni di Teheran di consolidare la propria influenza in Libano, Yemen, Iraq e Siria, oltre che per le attività sovversive iraniane in Bahrein, Kuwait e Arabia Saudita. Tali sviluppi avvengono in un contesto globale già estremamente complesso. Il 15 Maggio 2019, l’Iran ha annunciato che porrà fine ad alcuni impegni che aveva sottoscritto firmando il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) nel 2015, conosciuto anche come Accordo sul Nucleare Iraniano, tramite il quale Teheran aveva accettato di rallentare l’avanzamento del proprio programma nucleare in cambio della fine delle sanzioni. Secondo il leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, tale decisione è parte della strategia del paese di ‘non piegarsi alle pressioni economiche e politiche provenienti da Washington.’ Dal canto loro gli Stati Uniti (USA) si erano ufficialmente ritirati dal JCPOA nel maggio 2018. 

Perché adesso?

Negli ultimi anni, l’Arabia Saudita ha cercato di costruire un’alleanza araba, militare e politica, per contrastare l’Iran, e l’estensione della sua influenza geopolitica nei arabi nel Golfo e nel Levante. Mentre le guerre in Siria e Yemen continuano a proseguire senza sosta e senza sostanziali variazioni, elementi di novità sono stati rappresentati dai due attacchi rivolti all’industria energetica saudita ed emiratina. I grandi rischi per il commercio petrolifero internazionale hanno dato un nuovo senso d’urgenza alle discussioni sull’Iran. La pazienza USA nei confronti della Repubblica Islamica si sta rapidamente esaurendo.

Gli Stati Uniti hanno inviato ulteriori asset militari nella regione tra cui 1500 truppe. Il Re dell’Arabia Saudita, Salman Bin Abdulaziz Al Saud, ha richiesto questi due vertici di emergenza per discutere le recenti ‘sfide eccezionali e le loro conseguenze’.

A fronte del fatto che negli ultimi anni l’Iran ha dimostrato la sua abilità di colpire il cuore dell’Arabia Saudita usando altri attori regionali come i ribelli Houthi dello Yemen, Riyadh tenta di mobilitare di nuovo gli stati arabi per creare un fronte unito contro Teheran e convenire su una strategia comune in caso le tensioni attuali dovessero sfociare in una guerra su larga scala.

Queste due riunioni di emergenza si sono svolte poco prima di un incontro dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica (OCI), nel quale l’Arabia Saudita e i suoi alleati sperano che il proprio messaggio possa risuonare ancora più forte. Anche l’Iran è membro dell’OCI.

 

Punti Chiave

Questi sono i 4 maggiori sviluppi di questi incontri:

  1. Tutti i paesi hanno riconosciuto i pericoli che le più recenti attività iraniane costituiscono per il commercio internazionale di petrolio, in molti casi una fonte primaria di entrate. Per esempio, il Presidente Tunisino, Beji Caid Essebsi, ha sottolineato che gli ultimi attacchi contro EAU e Arabia Saudita minacciano la sicurezza dell’intera regione e il commercio globale. Il comunicato finale redatto dai leader del CCG e quello dei membri della Lega Araba sottolineano il diritto di Arabia Saudita ed EAU di prendere tutte le misure necessarie per difendere i propri interessi, data la pericolosità degli ultimi attacchi. In particolare, la Lega Araba pretende che l’Iran ‘rispetti la sovranità dei Paesi Arabi e non interferisca negli affari di altri paesi’.
     

  2. La condanna dell’Iran non è stata unanime da parte di tutti i Paesi Arabi. Infatti, l’Iraq ha preso fortemente le distanze dal comunicato. Il Presidente Iracheno, Barham Salih, ha dichiarato che la sicurezza e la stabilità dell’Iran sono nell’interesse dei paesi arabi e di temere le conseguenze di un’azione militare contro Teheran. Baghdad mantiene buone relazioni con gli Stati Uniti, i suoi alleati arabi, ma anche con la Repubblica Islamica, con la quale condivide una frontiera di 1400 km. Inoltre, l’Iraq ospita più di 40 gruppi armati affiliati all’Iran. Ciò lascia Baghdad con poco spazio di manovra e a preferire il dialogo politico con l’Iran a un approccio più risoluto potenzialmente supportato dalla forza militare.
     

  3. Molto è stato scritto sul significato della decisione di Riad di estendere l’invito al Qatar per i summit di Mecca. L’invito è avvenuto nonostante la crisi diplomatica cominciata nel giugno 2017, che ha visto Bahrain, Egitto, Arabia Saudita e EAU interrompere tutte le relazioni con Doha in protesta contro la politica estera del Qatar. Il fatto che la leadership saudita abbia contattato direttamente l’Emiro del Qatar dimostra che la minaccia iraniana preoccupa Riad in maniera profonda. Pertanto, il regno sta cercando di costruire un fronte più largo del solito. L’estensione dell’invito a Doha è potenzialmente positiva per cercare di appianare la crisi del Golfo ma il suo significato non deve essere sopravvalutato. Poco o nulla ci suggerisce che gli incontri abbiano affrontato i fattori principali che hanno causato la frattura. Peraltro, il Qatar, così come il tradizionalmente neutrale Oman, sono stati gli unici paesi del CCG che hanno rifiutato di fare dichiarazioni ufficiali riguardanti il comunicato. Questo è rappresentativo della distanza che sia Doha che Muscat intendono prendere da tale dichiarazione.
     

  4. I tentativi di rinforzare l’unità araba hanno portato, durante il meeting della Lega Araba, nuova enfasi sul conflitto israelo-palestinese. Tutti i partecipanti hanno convenuto sulla necessità di continuare a supportare una soluzione con due stati, facendo appello a tutti gli stati a non trasferire le proprie ambasciate a Gerusalemme e a non riconoscere quella città come la capitale di Israele. Inoltre, i partecipanti hanno unilateralmente condannato qualsiasi azione israeliana volta a interferire con la creazione di uno stato palestinese.
     

***

 

Euro-Gulf Information Centre (EGIC) continuerà a monitorare le principali iniziative ed eventi riguardanti le crescenti tensioni nel Golfo. È lecito aspettarsi che l’Iran continui le sue attività clandestine e incoraggi attacchi perpetrati da milizie affiliate al fine di incrementare il costo economico del suo isolamento. Tale comportamento potrebbe scatenare una reazione militare da parte della coalizione a guida USA. Alla luce di questo, l’unità araba è fondamentale al fine di formare un’alleanza capace di fare da deterrente contro future provocazioni iraniane. Questo può fermare una escalation che porterebbe a una devastante guerra nel Golfo – l’ultima isola di relativa stabilità in un Medio Oriente sempre più nel caos.

31 Maggio 2019

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